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Come diventare travel planner?

Serve una laurea per fare il travel planner? che corsi mi consigli di seguire?

Potresti darmi un consiglio al volo sulle nuove professioni relative a chi vende viaggi?

Se sapeste le volte che – da quando ho pubblicato il mio libro “L’arte di vendere viaggi” mi sono state rivolte queste domande! il nuovo che avanza incuriosisce, e non senza fondato motivo.

Il mondo dei viaggi declinato al digitale affascina: le possibilità di non dover più accollarsi le spese di un locale aperto al pubblico, un commercialista, un contabile (che fatica la contabilità in agenzia di viaggi!), un avvocato che ti segue per le varie casistiche, un’assicurazione, del personale.

Non solo: ma anche la possibilità, tramite la rete di giungere a fette di clientela inimmaginabili ante internet. Avere orari da freelance, che sogno!

Dovete sapere che prima dell’invenzione del web ( e a dire il vero ancora in molti casi dove si apre senza calcolare minimamente il web come concorrente!) prima di avventurarsi nell’apertura di un’agenzia viaggi su strada, si facevano questi conteggi: bacino d’utenza diviso agenzie già presenti su piazza= possibili clienti che verranno da me. Naturalmente questo sistema molto empirico veniva affiancato anche da altri tipi di controlli e conteggi (ma non sempre!) e i risultati nel tempo ci davano ragione o ci facevano abbassare la saracinesca.

Quando ho aperto io la mia prima agenzia su strada – in una località turistica oltretutto- i residenti erano circa 18.000 ma le agenzie già presenti sul luogo erano 9. con circa 2.000 possibili clienti cosa avrei potuto fare? di quei 2000 molti non viaggiano proprio ( magari sono anziani o bimbi) , altri prenotano online e quindi le stime reali sono certamente al ribasso.

Con l’avvento della rete, se lavoriamo con clienti italiani ( e quindi facciamo outgoing quindi mandiamo via da casa clienti italiani) abbiamo potenzialmente un bacino d’utenza di 60 milioni di possibili clienti. E qua già le cose cambiano, direte voi. E l’ho pensato anch’io in effetti, ed ho deciso di aprire solo online. Ma era il 2007 e sebbene possa sembrare molto vicino, l’italiano medio allora aveva ancora un diffidenza pazzesca ad acquistare viaggi online. E pertanto – lo racconto molto bene nel mio libro- bisognava rendere il doppio per conquistare la loro fiducia.

Si cercava di farsi notare sui forum di viaggio, col passaparola ma i social erano ancora agli albori e quindi si cercava di trovare clienti un pò alla cieca.

Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti, la fiducia nel web è cresciuta al punto che si è quasi ribaltato il concetto: se nel 2007 prenotare un viaggio sul web era quasi una rarità, oggi nel 2022 quindi 15 anni dopo, è quasi una rarità prenotare nella classica Agenzia viaggi su strada.

Per chi come me, e lo dico con malcelato orgoglio . si è trovato in quegli anni pioneristici ad aprire la strada ai tanti che sono arrivati a proporsi online con offerte di viaggio , è stata una sfida grandiosa.

se dovessi dare un consiglio quindi a chi decide ora di intraprendere la carriera di travelplanner, dato il livello di sofisticazione raggiunto dal pubblico attuale direi: conosci te stesso. Solo se sai chi sei, sai a chi vuoi vendere e chi risuona bene con te.

Sai che prodotti conosci meglio, quelli che ti fanno brillare gli occhi appena li nomini

Nel mio caso a me facevano brillare gli occhi le richieste sugli States, mentre odiavo trovare sistemazioni in appartamento vacanza che io stessa non ho mai concepito.

Quando capisci chi sei, a chi vuoi vendere, che tipo di prodotto vuoi vendere, come puoi farlo al meglio, ti serve approfondire la parte tecnica, ma il grosso del lavoro credimi l’hai già fatto.

a proposito sto pensando di lanciare online dei corsi per diventare travel planner: che ne dici, potrebbero interessarti? fammelo sapere nei commenti qui sotto. Grazie!

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