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Consulente viaggi online, lavorare da casa si può?

C’era una volta l’agenzia di viaggio su strada, con gli orari di apertura di un normale negozio, e -in alta stagione- la fila per parlare con un addetto.

Non che questa sia sparita, MA col tempo nuove figure professionali si sono affacciate al mondo del turismo e complice l’avvento di Internet e dei social media, ci si è resi conto che esistono altri metodi per vendere viaggi che non solo quello si attendere in negozio che il cliente faccia il suo ingresso.

Sono nate quindi parecchie figure intermedie, ibride, di “travelplanners” che propongono viaggi recandosi personalmente a casa o in ufficio dal cliente, lo incontrano in un caffe del centro, oppure si parlano via Skype o altri mezzi moderni.

Complici anche gli aumenti di luce, gas, bollette, affitti e personale al giorno d’oggi riuscire a tenere aperto un locale su strada è un’impresa complessa. Per essere visibili bisogna generalmente affittare un locale in centro e si sa che un negozio in posizione centrale costa parecchio. Per fornire un buon servizio e poter servire tanti clienti con delle consulenze mirate, non basta una sola persona in agenzia.

Anche perché in agenzia viaggi i compiti sono tanti e sono complessi e una sola persona rischia veramente di non farcela stare dietro a tutto: vi basti sapere che la sola contabilità, l’amministrazione di un’agenzia viaggi sono una materia veramente complessa che richiede una persona esperta che se ne occupa e addirittura non tutti i commercialisti vogliono occuparsene vista la complessità della materia.

Facendo i cosiddetti “conti della serva” se un’agenzia di viaggi guadagna diciamo il 10% mediamente di ciò che vende, o si vende come dei matti in tutti i 12 mesi dell’anno, oppure bisogna attentamente limare i costi.

Con l’avvento poi dell’ home work poi tante persone si sono chieste se possono vivere proponendo viaggi anche senza l’agenzia viaggi fisica su strada. E cosi sono nate figure innovative, che non dovendo più tenere aperta l’agenzia su strada si sono liberate di tanti costi fissi, di tanti lavori di amministrazione che possono essere delegati e si sono giustamente concentrati sulle vendite.

Sicuramente per quella fascia di clientela più avvezza al digitale, acquistare viaggi online senza trovarsi faccia a faccia con chi propone il viaggio , può essere una opportunità interessante anche se permane una parte di popolazione che ha ancora la necessità di recarsi fisicamente in Agenzia.

COME DIVENTARE AGENTE DI VIAGGIO

In Italia esistono delle scuole molto valide, gli istituti Tecnici per il Turismo che insegnano le terminologie base per approcciarsi al mondo del turismo, le sigle più utilizzate, la differenza tra incoming e outgoing MA per diventare veramente agente di viaggio non c’è altro da fare che fare pratica nel settore.

Da scuola si esce con un’infarinatura generale, ma poi col tempo ci si specializza e chi diventa esperto di biglietteria frequenta corsi di questa materia, chi fa incoming diventa esperto del territorio dove opera, chi fa outgoing impara un pochino di tutto ma poi servono corsi di specializzazione specifici.

Come racconto nel mio libro “L’arte di vendere viaggi” che trovate qui https://www.amazon.it/Larte-Vendere-Viaggi-Strategie-tecniche/dp/B093284CDZ/ref=sr_1_1?adgrpid=1277632882460864&hvadid=79852147500992&hvbmt=be&hvdev=c&hvlocphy=1900&hvnetw=o&hvqmt=e&hvtargid=kwd-79852302146055%3Aloc-93&keywords=l%E2%80%99arte+di+vendere+viaggi&qid=1664188036&qu=eyJxc2MiOiIwLjYwIiwicXNhIjoiMC4wMCIsInFzcCI6IjAuMDAifQ%3D%3D&sr=8-1 la specializzazione ai giorni nostri è la chiave per posizionarsi in maniera vincente sul mercato.

E’ finito il tempo dei generalisti, ed è iniziata la fase in cui abbiamo degli specialisti di settore: c’è quello che si è specializzato in una destinazione, quello in un target di clientela, quello che invece conosce molto bene le assicurazioni di viaggio, lo specialista delle crociere, quello della biglietteria.

Non si può più essere tutto per tutti, ma bisogna scegliere a che pubblico rivolgersi.

SI PUO GUADAGNARE BENE FACENDO I TRAVEL DESIGNERS?

Come per tutte le cose dipende dal tempo e dalla passione che gli si dedica: già eliminando balzelli inutili e dedicandosi solo alla ricerca di clienti, alla stesura di preventivi ed alla conferma di viaggi ci si è liberati di una zavorra pesante MA bisogna sapere che il lavoro non termina qui: per poter offrire un servizio valido e all’altezza delle aspettative della clientela, bisogna essere informatissimi su ciò che si vende e quindi bisogna viaggiare tanto, frequentare corsi di aggiornamento. Ma non solo, anche la ricerca di clientela è un lavoro in piena regola: lavorando senza sede fisica una delle prime cose alle quali bisogna puntare è ottenere la fiducia del cliente, e quella la si ottiene principalmente essendo visibili online, con ottime recensioni, con un sito aggiornato, ed altri piccoli trucchi del mestiere di cui parlo nel mio libro “l’arte di vendere viaggi”.

Anche continuare a nutrire la nostra schiera di potenziali clienti con informazioni utili, con newsletter avvincenti stimola le vendite ma soprattutto la fiducia verso la nostra persona.

E’ chiaro che quando di vende come singolo travel designer bisogna far leva molto sulle proprie capacità individuali, fare molto personal branding per andare ad attrarre i clienti a noi più congeniali.

COSA FA IL TRAVEL DESIGNER?

Un travel designer dovrebbe essere un creatore di itinerari personalizzati, e per questo identificato dalla clientela come diverso rispetto ad un’agenzia viaggi che a tutt’oggi risulta essere più generalista; ecco perché per chi si approccia alla figura di questo tipo una specializzazione è indispensabile. Un travel designer cuce addosso al potenziale cliente un viaggio come fosse un vestito, assecondando i gusti del proprio cliente ( che deve conoscere e saper interpretare!) e facendo appello anche alle sue doti relazionali entrare in sintonia con i potenziali clienti, seguendoli attentamente. Ecco perché i clienti vi contattano, perché cercano principalmente un contatto più personalizzato, più specifico, più individuale rispetto a ciò che viene percepito il servizio offerto da una classica agenzia viaggi.

Quando ho scritto il libro “L’arte di vendere viaggi” mi ero resa conto che sul mercato esistevano si testi tecnici (come si redige un programma di viaggio, come si diventa direttore tecnico d’agenzia) ma non vi era nulla che parlasse di marketing, di posizionamento, di specializzazione e che fondamentalmente rispondesse alla domanda: “perchè i clienti devono venire a comprare proprio da me e non dal mio concorrente?” eliminando tutte quelle fandonie trite e ritrite che sono le risposte di chi non sa darsi una risposta precisa: “perchè sono gentile”, “perche faccio sempre un po di socnto”, “perchè sono nella piazza principale del paese”, “perchè faccio orario continuato” etc.

Il testo che ho scritto, tratto dalla mia esperienza diretta sul campo, parla di una storia vera: la storia di una ragazza (vabbè dai ora diversamente giovane) che da sola, senza conoscenze e senza nessuna base clienti, nel 2007 decide di aprire un’agenzia viaggi completamente online. e credetemi se vi dico che nel 2007 le agenzie viaggi online non erano ciò che sono oggi: esistevano già i big del settore, e si stavano facendo largo un paio di concorrenti più piccoli.

Ho dovuto studiare bene il mercato per posizionarmi in maniera corretta ed avere la mia fetta di mercato; un mercato lo ricordo che allora aveva dalla sua una diffidenza di base che ora è pressochè scomparsa.

Quindi, non lo dico per vantarmi o altro, ma aprire un’agenzia viaggi online nel 2007 e farla crescere fino a raggiungere degli ottimi risultati pur essendo una perfetta sconosciuta, senza portafoglio clienti e senza un gran patrimonio a disposizione è stata una faticaccia. Ma i risultati sono arrivati e li ho condivisi con i miei lettori dando loro dei suggerimenti pratici su come partire, come scegliere la propria nicchia, e come infine far crescere la propria attività sul digitale che per me rimane attualmente il mezzo incontrastato per accaparrarsi clienti anche al di fuori del proprio bacino d’utenza

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